A ridosso delle murge salentine, a 165 metri sul livello del mare, sorge “Borgo Cardigliano”, un unicum nell’ambito del turismo rurale, sia per la sua struttura che per la sua storia.

I primi documenti ufficiali riguardanti il territorio di Cardigliano risalgono alla metà del 1400 ma la scoperta di alcune tombe ipogee lascia supporre che il luogo fosse sede di insediamenti umani già nell’età del bronzo, mentre altri reperti archeologici inducono a ritenere che esso sia stato abitato anche dall’antico e, per molti aspetti, ancora misterioso, popolo dei Messapi.

Nel 1452, comunque, il nome di Cardigliano compare in alcuni documenti aragonesi che riportano il territorio come  parte dei possedimenti dei Baroni Balsamo, nobile famiglia di origine siciliana che arricchisce Specchia (paese in cui vive e nel cui agro l’attuale borgo rientra) di varie ed interessanti opere architettoniche ma si disinteressa di Cardigliano che rimane un disorganico insieme di “pajare” (tipiche costruzioni a secco simili ai nuraghi sardi) usate dai contadini nella stagione estiva.

Verso la metà del 1700 tutta la zona risulta appartenere ai Duchi Zunica di Alessano i quali ne mantengono la proprietà fino al primo ventennio del 1900, quando viene acquistata dai Greco, ricca famiglia di commercianti di tessuti originaria di Castrignano dei Greci.

Il borgo, inteso nella sua attuale struttura, nasce negli anni tra il 1920 e il 1930 per volere di Giovanni Greco il quale, forte dell’amicizia con Achille Starace, uno dei gerarchi fascisti più in vista, ottiene la concessione per trasformare una comune distesa di campi di circa 200 ettari in una moderna azienda agricolo-industriale per la lavorazione dei tabacchi levantini e, in segno di riconoscenza, intitola allo stesso Starace e alla di lui moglie, donna Ines, le due ville da poco ultimate.

La costruzione della piccola chiesa, che per la sua particolare facciata ricorda la basilica di San Marco a Venezia, completa la struttura urbana del piccolo borgo, struttura in tutto rispondente ai canoni dell’epoca caratterizzati da un estremo rigore formale unito ad una chiara esigenza di rappresentatività.

Cardigliano, così, inizia a vivere un periodo di intensa attività: c’è il forno, il frantoio, uno spaccio di generi alimentari, un “dopo lavoro”, viene aperta anche una scuola per i figli di quei contadini che qui abitano stabilmente e che, ormai, hanno raggiunto le cento unità mentre nelle ore lavorative si contano anche seicento persone.

Alla morte di Giovanni Greco, avvenuta nel 1949, i figli fanno costruire un cimitero, unica opera mancante, in cui far riposare le spoglie del padre.

Verso la metà degli anni sessanta, per Cardigliano, comincia un lento ma inesorabile processo di emigrazione, anche a causa della fine del monopolio dei tabacchi, che culminerà, nel decennio successivo, in un definitivo abbandono.

Il piccolo borgo diventa, quindi, luogo di ritrovo per gruppi di vandali il cui unico divertimento è quello di distruggere edifici ed attrezzi arrecando gravi e, spesso, irreparabili danni all’intera struttura.

Negli anni ottanta l’Amministrazione Comunale di Specchia acquista l’intera struttura ed i terreni circostanti ed avvia una serie di lavori di recupero. A completare il quadro vi è stato un progetto pilota del Ministero dell’Ambiente in base al quale, grazie ad un sistema eolico-fotovoltaico-solare, tutto il Borgo viene alimentato da fonti di energia pulita nel più completo rispetto della natura e del paesaggio.

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